Gli anagrammi di Varsavia

Richard Zimler

Varsavia, 1941. Adam aveva nove anni ed era alto un metro e ventisei; misurare la sua statura era uno dei passatempi con cui lui e il prozio ingannavano la monotonia della vita nel ghetto. È nel filo spinato che separa quell’isola dimenticata nel cuore della città dal mondo esterno che, all’alba di un giorno d’inverno, viene ritrovato il suo corpo senza vita: nudo, la gamba destra amputata sotto il ginocchio. Poi è la volta di Anna, quindici anni: anche lei è stata gettata nel filo spinato, ma a mancarle è la mano destra.
La lotta quotidiana per la sopravvivenza non lascia il tempo di soffermarsi sulle analogie che legano i due delitti: quando l’orrore è all’ordine del giorno, analizzarne i dettagli è una pratica che può condurre alla follia. Eppure, proprio nei particolari può celarsi la verità. E la sua ricerca diventa l’unica ragione d’essere per Erik Cohen, prozio di Adam nonché ex psichiatra nella precedente vita da uomo libero, ora tormentato dal senso di colpa. Quando Adam è scomparso, infatti, era sotto la sua tutela; è stato lui a dargli il permesso di uscire a giocare, facendogli promettere di non allontanarsi dalla strada, neanche se i marziani fossero atterrati sulla sinagoga e gli avessero chiesto di negoziare un trattato di pace.
Guidato da enigmatici indizi rinvenuti addosso ai cadaveri e da anagrammi che lo introducono in un mondo sotterraneo di contrabbandieri e collaborazionisti, l’uomo inizia un’indagine personale. Non avrà pace finché non avrà compiuto la sua vendetta. Non avrà giustizia finché non sarà certo che la memoria dell’accaduto sarà tramandata nel tempo.

Pagine 406
Data di pubblicazione gennaio 2012
ISBN 978-88-566-1490-9

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